Don Chisciotte nell’Alta Irpinia

Don Chisciotte nell’Alta Irpiniatestimone Emanuela, attivista di Stop Biocidio

L’Irpinia produce il 6.3% dell’energia elettrica della nazione. È la seconda provincia in Italia per eolico installato. Nonostante l’eolico sia una risorsa sostenibile, può essere praticato in maniera selvaggia, devastando il territorio. Non esiste un piano energetico regionale, per questo non c’è l’obbligo di indicare i numeri degli impianti previsti, ma soltanto la loro potenza. Così in alta Irpinia continuano a sorgere, anche senza autorizzazione, torri in un numero tale da divorare l’intero paesaggio. Ogni torre eolica, in cemento e acciaio, varia dai 50 ai 130 metri di altezza, con pale aerodinamiche di 80 metri ed un peso di oltre 200 tonnellate. Il Consiglio di Stato ha riconosciuto il danno da impatto visivo degli impianti, tuttavia è opportuno sapere che la vastità dei campi eolici sottrae terreno alle colture e comporta anche inquinamento acustico. Secondo il parere di esperti che adducono evidenze giuridiche, la criminalità organizzata controlla larghissima parte del settore, utilizzandolo per speculazione e riciclaggio.
Emanuela, attivista anonima di Stop biocidio, intraprende un viaggio tra i campi eolici dell’alta Irpinia. Stop biocidio riunisce diversi collettivi, comitati e organizzazioni che si occupano dell’emergenza sanitaria e ambientale campana.
Ringraziamo Michele Sollazzo per aver fornito indicazioni utili alla definizione del percorso. Michele Sollazzo, infatti, si batte da tempo contro l’eolico selvaggio attraverso il comitato No eolico e Stop biocidio. Ha denunciato il caso Monteverde, lo scempio di Bisaccia, campo eolico realizzato nel 2002 con un esproprio di 12 ettari di terreno e recintato, nonché la situazione di Andretta quando, ad esempio, una pala perdeva olio nocivo.