Romeo e Giulietta ovvero la perdita dei Padri

Romeo e Giulietta ovvero la perdita dei Padriprove di drammaturgia dello sport con gli adolescenti

Soffre Romeo nel suo innamorarsi di tutto. Soffre Giulietta nel sentirsi troppo presto ingannata dagli adulti. E insieme a loro, tutti gli altri, una moltitudine, eppure ognuno di una singolarità e di un’umanità commoventi. Sono stati scritti quattrocento anni fa, ma non ci sembrano lontani dai ragazzi di oggi. Così per Francesca Macrì è imprescindibile che per il suo Romeo e Giulietta siano chiamati a interpretare i personaggi shakespeariani proprio gli adolescenti, mentre ci sono due attori nel ruolo dei Padri, un principe che parla da oltre il cielo del teatro e un violoncello che racconta con la sua musica la poesia di questo scontro tra vecchio e nuovo. Insieme a loro, in questa lotta eterna tra Montecchi e Capuleti, il calcio. Quello delle partite nei piazzali sotto casa, nelle strade, con palloni sgonfi o lattine vuote, con i giubbotti a far da pali e i genitori che ancora irrompono per dire che la cena è pronta, che la partita la si può finire anche il giorno dopo.

Così Romeo e Giulietta diventa quello che più profondamente è: una storia, come direbbe Pasolini, di giovani infelici, di non ascolto, di fallimento trans-generazionale, di errori troppo tardi riconosciuti e di un tempo troppo severo nel suo scorrere inesorabile.