Alessandro Serra

Adda veni` baffone ovvero Aspettando Godot: atelier di creazione teatrale
Calendario
  • Crediti:

    orario 10.30-17.30
    presso C.A.S.A. – Centro delle Arti della Scena e dell’Audiovisivo

    massimo 20 partecipanti 

    Inviare la propria candidatura corredata di curriculum vitae a masterclass@teatrobellini.it entro e non oltre il 15 gennaio

    N.B. L'atelier è rivolto ad attori e attrici che parlino fluentemente la lingua napoletana nella sua accezione più ampia

Adda veni` baffone ovvero Aspettando Godot
atelier di creazione teatrale

Due opere si stagliano nel novecento teatrale: Il giardino dei ciliegi di Anton Cechov, che debutta al teatro d’arte di Mosca nel 1904 e, 49 anni dopo, Aspettando Godot, di Samuel Beckett.

Opere apparentemente distanti eppure fatalmente congiunte.

Beckett è la prosecuzione di quella drammaturgia, o forse la fine stessa della drammaturgia. Si ravvedono certo molte analogie con Le tre sorelle e la loro immobilità, ma le affinità con Il giardino dei ciliegi sono davvero impressionanti. È come se Beckett avesse posizionato Didì e Gogò nel bel mezzo della strada che, nel secondo atto del giardino, conduce alla tenuta di Gaev. In Cechov ci sono molti pioppi mentre in Beckett c’è un solo albero. Lì c’è un vagabondo, mentre qui ce ne sono due.
Ma la dimensione metafisica è la stessa e i due autori, non essendo attori e non possedendo perciò altre armi se non la letteratura, onde evitare fraintendimenti, specificano l’atmosfera in termini luminosi: il sole tramonta e si accede al crepuscolo. Poi il buio. Infine il chiarore argenteo della luna.
In Aspettando Godot il tempo si lacera, Vladimiro ed Estragone guardano il sole che tramonta, un sole che sembra procedere al contrario.

ESTRAGONE Si direbbe che stia risalendo.
VLADIMIRO Impossibile.
ESTRAGONE E se fosse l’aurora?

Entrambi gli autori determinano il ritmo in termini musicali: Cechov si avvale dei puntini di sospensione, Beckett delle pause.
Sono entrambi tragedie ma allo stesso tempo commedie. Cechov definirà Il Giardino una commedia, addirittura una farsa mentre Beckett, nell’edizione inglese, ricorrerà a un sottotitolo: “a tragicomedy in two acts”. Sono tragedie e sono commedie, non c’è altro da aggiungere. Del resto i greci sapevano bene che la vera tragedia è insostenibile senza il controcanto della commedia.
In entrambi gli autori il tragico penetra nell’anima dello spettatore solo quando è parodiato: il comico alleggerisce la fruizione, lo spettatore si dispone allo stupore e il senso del tragico si riversa in chi assiste all’opera come un riflesso incondizionato dell’anima. Oggi la tragedia senza commedia è inammissibile. C’è una sola differenza: la recitazione.
La tragedia greca si canta con il megafono. Cechov si recita come al cinema ma senza microfono. E Beckett? Non lo so. Non l’ho mai fatto. E perciò in questi giorni ci porremo questa semplice domanda: come si recita Beckett? Partiremo dal corpo, elemento imprescindibile, più che mai in Beckett, che prima ancora d’essere autore di parole è sublime compositore di gesti e coreografie.
La gestualità è una partitura che è danza e come tale si abita col ritmo delle battute. Dunque non si recita e non si interpreta un ruolo, non essendoci personaggi ma figure. Si danza. Si parla con il ritmo imposto dall’autore.
Ogni senso, ogni appoggio è un tradimento: Beckett non si tocca.
Non occorrono attori ma performer, nel senso più alto del termine. Non occorrono registi ma direttori d’orchestra.

Fase preparativa
Ogni attore dovrà leggere Aspettando Godot di Samuel Beckett, quindi scegliere e tradurre in napoletano alcuni brani del personaggio scelto, quindi mandarli a memoria. Si raccomanda di non attribuire sensi o intonazioni alle battute, la memoria deve essere quanto più neutra possibile.

Sono richiesti inoltre:

  1. Indumenti comodi per il training
  2. Quaderno per gli appunti
  3. Un abito per vestire Vladimiro o Estragone completo di accessori (scarpe, cappello, carote, ravanelli ecc.).
  4. Un abito per vestire il personaggio scelto (coloro che scegliessero altri personaggi, ad esempio Pozzo, dovranno portare un abito per Vladimiro o estragone e uno per Pozzo).
  5. Un oggetto presente nel testo.
  6. Nella scelta dell’abito e degli oggetti si prega di attenersi scrupolosamente alle indicazioni presenti nel testo.

atelier

  • Esercizi di rilassamento, allungamento e potenziamento muscolare
  • Connessione respiro – movimento
  • Esercizi di posizionamento. Studio dell’immobilità
  • Relazione tra il bacino e la colonna vertebrale: gestione e direzione dell’energia. Gestione del peso e dell’equilibrio
  • Coordinazione, forza, reattività. Attivazione dell’attenzione e del focus visivo
  • Analisi del movimento in relazione ai principi di forma, spazio e tempo
  • Apprendimento e rielaborazione di variazioni date
  • Improvvisazione. Spostare l’asse da io a tu: osservazione, ascolto, intuizione
  • La voce e l’ascolto. Canto e polifonia
  • Il coro
  • Studio dello spazio in relazione alla forma e al tempo. Rettangolo, triangolo, cerchio
  • Analisi del testo
  • Costruzione e composizione: rapporto fra attore, personaggio e figura
  • Potere evocativo e narrativo degli oggetti
  • Relazione fra attore, oggetto e spazio scenico
  • Drammaturgia dell’immagine: comporre e costruire la scena

Biografia
Alessandro Serra
è regista, autore, scenografo, light designer.
Nel 1999 fonda la Compagnia Teatropersona, con la quale mette in scena le proprie opere presentate in molti paesi europei, oltre che in Asia, Sud America, Russia, Regno Unito. 
Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui il premio Hystrio alla regìa, il Grand Prix “Golden Laurel Wreath Award” come miglior regista (MESS Festival – Sarajevo) ed il premio Le Maschere del Teatro Italiano come Miglior Scenografo.
Tra le sue creazioni ricordiamo: Nella città di K (2000), Cechov non ha dimenticato (2003), Theresienstadt (2005), Beckett Box (2006, Premio europeo Beckett & Puppet), Il Principe Mezzanotte (2009, Premio dell’Osservatorio critico degli studenti al Premio Scenario Infanzia), Trattato dei manichini (2009, Premio ETI Nuove Creatività; Premio Lia Lapini di scrittura di scena), Aure (2011), Il Grande Viaggio (2013, Premio del Pubblico al FIT Festival di Lugano) e Macbettu (2017) ispirato all’opera di Shakespeare e recitato in lingua sarda ( Premio UBU per il Miglior Spettacolo). Nel 2019 presenta alla Biennale Teatro di Venezia la nuova creazione Il giardino dei ciliegi, spettacolo che, nel 2021, rappresenta il Teatro italiano al Chekhov International Theatre Festival di Mosca.

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