Dal 12 novembre Al 17 novembre

DE/FRAMMENTAZIONE. Dramma Assoluto con Incursioni a Latere di Io Epico ovvero UNA STORIA DI IMPOSSIBILITÀ

drammaturgia Fabio Pisano, regia Michele Segreto
Calendario
  • Crediti:

    DE/FRAMMENTAZIONE
    Dramma Assoluto con Incursioni
    a Latere di Io Epico, ovvero UNA STORIA DI IMPOSSIBILITÀ

    drammaturgia Fabio Pisano
    regia Michele Segreto

    con Francesca Borriero, Michele Magni, Roberto Marinelli

    assistente alla regia Irene Latronico
    produzione servomutoTeatro e Liberaimago

    con il sostegno di AMAT – Associazione Marchigiana Attività Teatrali
    in collaborazione con RAM – Residenze Artistiche Marchigiane, progetto promosso da MiC e Regione Marche
    con il supporto del progetto di residenza artistica Teatro Le Forche - Futuro Prossimo Venturo 2024
    con con il sostegno di IntercettAzioni - Centro di Residenza Artistica della Lombardia / Circuito CLAPS

  • Durata Spettacolo: 75 minuti

ZERO e UNO sono amici, ma amici di vecchia data. La moglie di UNO è moglie, ma non di così vecchia data. Vorrebbero un figlio, marito e moglie, ma la natura, si sa, non è sempre benigna e in più, il caso vuole, si sta parlando di personaggi e dunque, se anche fosse, la pancia sarebbe nient’altro che un cuscino. Che cosa avviene, dunque? Chi ci può aiutare a rendere possibile una storia di impossibilità? Un amico, certo. Ma anche delle didascalie. Anzi: un didascalista.

NOTE DI REGIA

[…] un’opaca ambizione a realizzarsi sembra essere l’unica spiegazione ai comportamenti maligni, […] cinismo e incanto convivono nella stessa quantità di sagacia, dove azioni eterodirette scavano fino a svelare amori inconfessati, qui, in questo flusso che arriva a sospendere la nostra flebile incredulità di lettori, qui e ora, al cospetto di personaggi dichiaratamente finti incalzati da didascalisti arrogantemente veri noi torniamo a credere nelle possibilità del teatro, e delle sue scritture.
LORENZO DONATI, Prefazione al testo

La prima lettura del testo di Fabio Pisano lascia sorpresi dalla vivacità lessicale dei personaggi e dalle intuizioni, squisitamente drammaturgiche e meta-teatrali che contiene.
E tuttavia, la prima lettura termina con l’impressione che la regia sia almeno in parte già scritta: sono descritte le azioni, è descritto lo spazio scenico (pressoché vuoto), sono descritti (meglio: sono detti) i silenzi, le emozioni, i pensieri. Ma sarebbe un errore fermarsi a queste prime impressioni.
Perché nella griglia prestabilita di azioni e reazioni, che il testo delinea, esiste in realtà la possibilità di far germinare, nella penetrazione del testo da parte degli attori, le situazioni e gli sguardi, di significare i silenzi in linea o in contrasto, di porre la scena, commentata dal didascalista, in lotta con le sue indicazioni. In altri termini, si può scegliere di tradire o di assecondare.
Questo tipo di lavoro, che prevede di muoversi nella costruzione registica quasi una riga alla volta, diviene necessario, a mio avviso, perché il testo sprigioni tutte le sue potenzialità e non rimanga artificio retorico, esperimento letterario; così da traboccare di teatro.
Michele Segreto

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